C'è chi nasce perdente, chi diventa campione del mondo una volta, chi fa sempre lo scudiero.
E poi c'è IL campione. Ci nasci, non ci puoi fare niente, ce l'hai nel sangue, nel cuore.
E lo rimani anche se ti criticano, anche se la ruota gira male, anche se ti odiano, se ti criticano. Ma chi ti ama davvero lo fa anche nelle avversità, nonostante motori che ti esplodono, ruote che si bucano, meccanici e strateghi che sbagliano.
E noi, io, ti abbiamo amato, Michael.
Mi ricordo di te, un ragazzino su una Benetton, cazziato da una leggenda per averlo tamponato, Ayrton. Ti hanno detto che eri troppo "teutonico", troppo freddo, troppo tutto. La verità era che vincevi, e tanto.
E ricordo quando quel cretino di Cossiga ti disse che non portavi rispetto al nostro inno perchè facevi il direttore di un'orchestra immaginaria, ma io adoravo vedere il tuo saltello ogni volta che arrivavi primo.
E anche se sei stato 7 volte campione del mondo, sono convinta di non averti visto saltellare abbastanza.
Ti ricordo offuscato quando i motori esplodevano come bolle, in un mare di fumo; ti ricordo quando ci giocavamo i mondiali all'ultima gara con la Williams, guidata da un indegno figlio di un'altra leggenda, Jacques figlio di Jill Villeneuve (dannato Pironì!).
E poi la MacLaren con Hakkinen, e tu furioso contro Coulthard che ti rubò la gara tranciandoti una ruota a Spa, e quelle stupide parrucche quando è cominciata la vera cavalcata verso la leggenda. La tua, la nostra leggenda.
Una leggenda che questo parvenu senza collo, Alonso, e Briatore, non ti hanno tolto, nonostante il cambio delle regole, e i giochi di potere. Loro potranno aver vinto ora, ma nessuno si ricorderà di loro come di te. Che oggi hai dimostrato la stoffa del vero campione, ancora una volta. Grazie, grazie di tutto. Cuore Ferrari, per sempre.
Serena