A volte la vita è strana.
La passi a combattere per qualcosa, altrimenti non sei vivo. Si deve credere, in una strada, in un destino, in una felicità futura.
In questo senso sono stata fortunata, sono una di quelle persone che hanno manifesto il proprio talento, sanno in cosa "sono brave". Ma in un altro senso non lo sono stata.
In tutti questi anni mi sono specializzata in ambito antichistico, conosco cose che la media della gente comune ignora perchè (legittimamente) non ha applicazione pratica immediata. Ho amato tantissimo questo lavoro, la sensazione elitaria che ti dà, il senso dell'essere custodi del dimenticato, fino all'Illuminazione.
Un frase in non mi ricordo che libro: "Le lettere sono uno studio di lusso".
Ciò che è lussuoso è per antonomasia superfluo, perchè si potrebbe sempre ripiegare su qualcosa di sobrio ma funzionale. Ho cominciato a riflettere, perchè non volevo essere arroccata e cieca.
Ho aperto gli occhi e ho cominciato a odiare le dispute accademiche, ho cominciato a odiare le lotte per le datazioni di un coccio, i corposi volumi dedicati alle ricorrenze di una determinata preposizione in Pindaro, la protervia degli studiosi intorno a me.
Viviamo nell'era del progresso, dei miracoli della medicina e della scienza, e ho visto dedicare a minuzie letterarie un accanimento terapeutico meritato soltanto dalla ricerca sul cancro, non certo da questo.
E ho capito perchè tanti ci considerano muffiti. Ho capito perchè non c'è comunicazione tra "antichisti" e "modernisti". Superbia infinita.
E ora conservo l'amore per la storia antica, conservo i miei talenti, e combatto.
Prima combattevo ferocemente contro chi, anche all'interno della mia stessa famiglia, mi diceva che era intutile il mio percorso. Non mi importava, era il MIO, e mi rendeva felice.
Adesso combatto contro me stessa perchè odio ciò che sono costretta a fare, rendendomi conto che per trasmettere il 90% di quello che ho imparato dovrei insegnare all'università, e continuare questo circolo vizioso. E poi, fondamentalmente, non è quello che desidero.
Credevo nel sacro fuoco dell'insegnamento, ma ho preso in faccia un muro di mattoni. Ed è giusto così perchè NON SI PUO' e NON SI DEVE voltare le spalle al mondo.
Come la mia collega che diceva che avrebbe insegnato un anno intero Dante Alighieri perchè le piaceva.
E gli allievi? Dettagli.
Ora, probabilmente la mia strada non sarà una cattedra. Ma se così fosse, vorrei che i miei allievi comprendessero l'importanza di avere una cultura, ma vorrei anche che sapessero usarla bene: non la cultura per la cultura, ma la cultura per diventare persone migliori.
Direi loro: "Si, studiate i libri, studiate la storia, amate la letteratura, rispettate ogni epoca, ma viaggiate, parlate con la gente, assaporate la vita e toccatela con mano, perchè nessun libro può dirvi come dovete pensare, e farvi capire quanto il mondo sia piccolo, vicino, e meraviglioso. Imparate il rispetto per la vita."
Se non avrò allievi, lo insegnerò ai miei figli. Se non avrò figli, non so. Sarà comunque valsa la pena vivere.
"C'è un posto dove bisogna andare per salvarsi, dalla parte dei desideri." (Oceano Mare)
Quant'è vero. Quando andiamo dove desideriamo andare, quando lottiamo per andarci, ne vale sempre la pena. Sempre.